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Rettificare un TD17, TD18 o TD19 dopo una nota di credito

Un fornitore riconosce uno sconto dopo che l’azienda ha già trasmesso l’integrazione. Prima di correggere il totale, ricostruisci la catena dei documenti. Una nota di credito del venditore, un errore commesso dall’acquirente e uno scarto tecnico dello SdI hanno origini diverse.

A cura di Club Reservation S.r.l. ·

Parti dall’esito della prima trasmissione

Individua il file originario, il mese, il relativo identificativo SdI e la ricevuta. Se il file era stato scartato, occorre affrontare l’errore che ne ha impedito il buon esito. Questa guida riguarda invece la rettifica di una comunicazione già trasmessa per operazioni dal 1° luglio 2022, nelle fattispecie descritte dall’Agenzia.

Quando la variazione arriva dal fornitore

La guida dell’Agenzia indica la medesima tipologia del documento da rettificare. Per esempio, per rettificare un TD18 si usa ancora TD18. Il segno segue la variazione. Nei dati delle fatture collegate riporta il numero e la data della nota del fornitore e, se disponibile, il relativo identificativo SdI.

Esempio di rettifica parziale

Un acquisto aveva imponibile di 1.000 euro. Il venditore concede uno sconto successivo di 100 euro sull’intero importo soggetto all’aliquota ipotizzata del 22%. Nell’esempio la variazione è di −100 euro di imponibile e −22 euro d’imposta. Riconcilia l’effetto cumulato delle due scritture: devono rimanere 900 euro di base e 198 euro d’imposta.

Quando l’errore nasce nell’ufficio acquisti

Se il venditore non ha emesso una nota e l’errore riguarda la comunicazione dell’acquirente, la guida richiede di collegare numero, data e IdSdI della comunicazione errata. Tieni traccia della motivazione e verifica l’effetto sui registri e sul periodo interessato prima di trasmettere. Cambiare soltanto il PDF archiviato lascia irrisolta la comunicazione.

Fonti ufficiali